Se in queste settimane hai letto che l’intelligenza artificiale sta chiudendo ai giovani le porte del primo lavoro, non hai letto una cosa falsa. Hai letto due cose vere, saldate insieme da un collegamento che nessuno dei documenti di partenza autorizza.
È un titolo che gira da agosto ed è ancora vivo a ottobre, perché tocca un nervo scoperto: chi ha un figlio che si è appena laureato, chi fa da tutor a un ragazzo in studio, chi deve decidere entro il mese se aprire una posizione junior.
Qui trovi che cosa dicono davvero il rapporto dell’ILO e uno studio della Banca d’Italia sulle imprese italiane, e due domande utili a chi deve decidere su un’assunzione junior.
Che cosa dice davvero il rapporto ILO 2026 su giovani e intelligenza artificiale
Il primo numero viene dall’Organizzazione internazionale del lavoro. Il rapporto «Global Employment Trends for Youth 2026» è stato pubblicato ad agosto. Secondo il rapporto, nel 2025 i giovani disoccupati nel mondo sono 67 milioni, due milioni in più rispetto al 2023. Il tasso di disoccupazione giovanile è risalito dal minimo del 12,3 per cento del 2023 al 12,4. I giovani che non studiano e non lavorano sono poco più di 257 milioni, il 20 per cento.
Il secondo numero sta nello stesso rapporto e dice una cosa diversa: «il 6,1 per cento dei posti di lavoro attualmente occupati da giovani fra i 15 e i 29 anni rientra nelle categorie più esposte all’IA e quindi più a rischio di una qualche forma di sostituzione di compiti, o di posti, da parte dell’IA».
Fra i due numeri c’è una parola che fa tutta la differenza: esposte. Il 6,1 per cento non misura posti persi. Misura posti che si trovano in professioni classificate come più esposte. E quando il rapporto parla di effetti già avvenuti usa parole prudenti: «le prove del suo impatto sui posti di lavoro restano incerte, ma non dobbiamo essere compiacenti».
Il rapporto elenca anche le cause della contrazione delle posizioni di ingresso, e sono altre, ed esplicite:
- crescita economica tiepida;
- tensioni geopolitiche;
- svuotamento dei lavori a media qualifica;
- inflazione dell’esperienza richiesta per entrare, cioè la tendenza a chiedere anni di esperienza anche per i primi impieghi.
Il titolo ha preso il primo numero, ha preso il secondo, e li ha uniti con un «perché» che nel documento non c’è. Non è malafede: è il modo in cui funziona un titolo. Ma chi decide sulla base di quel titolo sta decidendo su una cosa che non è stata misurata.
Che cosa dice lo studio della Banca d’Italia sull’IA nelle imprese italiane
A marzo 2026 la Banca d’Italia pubblica «Questioni di Economia e Finanza» n. 1005, di Tiziano Ropele e Alex Tagliabracci. Il lavoro non si ferma alle risposte di un sondaggio. Incrocia l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita con i dati di bilancio e con i dati amministrativi sui lavoratori.
Il risultato, nelle parole del lavoro, è che l’intelligenza artificiale «aumenta la produttività del lavoro e la redditività e determina una riallocazione dell’occupazione verso profili più qualificati, senza effetti negativi sull’occupazione complessiva».
Riallocazione, non riduzione. È una differenza che cambia il problema: la domanda utile non è quanti posti spariscono, ma quali posti si spostano e verso che cosa.
C’è un secondo dato nello stesso lavoro che ridimensiona parecchie conversazioni. Nel 2024 poco più del 10 per cento delle imprese dichiarava di utilizzare l’IA, mentre circa un terzo ne prevedeva l’adozione entro i due anni successivi.
Un limite va detto, perché tacerlo sarebbe fare esattamente quello che stiamo criticando. Il lavoro riguarda imprese con almeno cinquanta addetti, nell’industria e nei servizi privati non finanziari. La maggior parte degli studi professionali e delle micro-imprese italiane non è in quel campione. Il dato orienta; non copre.
Che cosa cambia per chi deve decidere se assumere un junior
Qui il discorso smette di essere statistico e diventa una decisione che qualcuno prende questo mese.
Se la riallocazione va verso profili più qualificati, il problema non è se assumere un giovane. È che le posizioni di ingresso sono il luogo dove si forma il giudizio: si impara a riconoscere un errore avendolo commesso, a valutare un documento avendone letti trecento. Togliere quelle posizioni perché «tanto lo fa l’IA» significa risparmiare su un anno e perdere il senior di fra cinque.
Ci sono due domande da portare alla prossima decisione di assunzione, più utili di qualunque previsione.
Quali compiti affidavo al junior perché servivano a lui per imparare, e quali perché servivano a me? Sono due categorie diverse, e solo la seconda si automatizza senza costi nascosti.
Se affido all’IA il lavoro che prima formava le persone, dove le formo adesso? Se la risposta è «non lo so», quella è l’informazione importante, non il numero.
Le competenze che ti rendono utile oggi, dove le hai imparate? E quel posto, nella tua organizzazione, esiste ancora?
Fonti: ILO, Global Employment Trends for Youth 2026 (agosto 2026); Banca d’Italia, Questioni di Economia e Finanza n. 1005 (marzo 2026).